Mimesi (4) – Robot e replicanti

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Replicanti, terminator, automi e cylons: quando mimetizzarsi tra gli umani diventa ragione d’essere.

Il mondo degli androidi di Philip K. Dick

Un soldato, un ufficiale, sporco, stanco, cammina lentamente per un deserto urbano post-bombardamento. Una guerra di posizione che dura da troppo tempo. Il nemico di una volta potrebbe diventare un alleato. È necessario raggiungere una delle ultime postazioni nemiche ancora rifornite per chiedere una tregua o una alleanza. C’è ancora qualche essere umano in vita, c’è ancora un po’ di umanità residua. Sbuca da dietro un muro un bambino, maglioncino e calzoni corti luridi, magrissimo, dimostra otto anni ma ne dichiarerà tredici, con in mano un orsetto lacero. Il bimbo si aggrega al messaggero; insieme proseguono per raggiungere l’avamposto.Dal bunker escono dei soldati, russi, guardano le due figure che si avvicinano, sparano a raffica contro il bambino.

Hendriks si sedette, si asciugò il sangue dal naso ripulendosi dai frammanti di cenere. Scosse la testa per ripulirsela.second-variety
— “Perché l’avete fatto ?” mormorò.
— “Il ragazzo. Perché ?”
uno dei soldati lo tirò su rudemente e lo girò
— “Guarda”
Hendricks chiuse gli occhi
— “Guarda!” i due russi lo spinsero avanti
— “Sbrighiamoci, non c’è molto tempo, Yankee” Hendricks guardò. E rimase a bocca aperta.
— “Visto? Ora capisci ?”
Dai resti di David rotolò un ingranaggio metallico. Interruttori, riflessi di metallo. Componenti, cavi. Uno dei russi diede un calcio alla montagnetta dei resti. I componenti saltarono su, rotolando, ingranaggi, molle, leve. Una sezione plastica si aprì, mezza bruciacchiata. Hendricks si piegò, scosso. La fronte era venuta giù. Si vedeva il cervello intricato, cavi e relais, piccole valvole e commutatori, migliaia di piccole borchie.
— “Un robot” disse il soldato che gli teneva il braccio. (1)

David è il terzo modello “umanoide” degli “artigli“, i “claws” quelli che nella serie dei film tratti da questo racconto diverranno gli “screamers“.
Le macchine, costruite come armi di rappresaglia all’attacco atomico dei russi si sono evolute e hanno ora come obiettivo la completa eradicazione degli umani dalla Terra. Possono farlo perché si mimetizzano, sono identiche, agli uomini. Scambiate per umani entrano nei bunker e fanno strage.

Philip K. Dick è l’autore che più di ogni altro ha affrontato la tematica dell’androide, la macchina che imita l’uomo: l’automa. Sia per attaccarlo (come in” Modello due“) o per difendersene (nel capolavoro “Do Androids dream of Electric dreams” come è noto i replicanti cercano la sopravvivenza). “Modello due” è il racconto, uno dei suoi più riusciti, probabilmente fondativo del concetto della macchina da guerra umanoide e della guerra tra uomini e macchine: da questa idea, evidentemente, scaturisce l’ispirazione per l’universo di Terminator e, perché no, per la fantascienza militare di Battlestar Galactica (BSG 2004).

Spiega Philip K. Dick:

Nell’universo esistono cose gelide e crudeli, a cui io ho dato il nome di “macchine”. Il loro comportamento mi spaventa, soprattutto quando imita così bene quello umano da produrre in me la sgradevole sensazione che stiano cercando di farsi passare per umane pur non essendolo. In questo caso le chiamo “androidi”

Un essere umano privo di capacità empatica e di sentimenti è identico a un androide costruito, intenzionalmente o per errore, senza di essi. Ci riferiamo fondamentalmente a qualcuno cui non importa della sorte delle creature viventi sue simili: costui ostenta distacco, come uno spettatore, confermando con la sua indifferenza il teorema di John Donne, secondo cui “no man is an island” , ma in una for­mulazione leggermente diversa: un’isola morale e mentale non è un uomo. (2)

Come distinguere quindi la macchina “intelligente” dall’uomo? Coerentemente, il sistema di PKD è un test di Turing reimmaginato basato sulle risposte emozionali, il famoso Test per l’empatia “Voigt-Kampff”.

“For Dick, the biggest problem with the Turing test was that it placed too much emphasis on intelligence. Dick believed that empathy was more central to being human than intelligence, and the Turing Test did not measure empathy.” Instead, Dick imagined in Electric Sheep the “Voigt-Kampff test,” which attempts to separate machines from men by provoking emotional responses. (3)

Ecco una parte della scena del “Voigt- Kampff” dal libro. In “Blade Runner” è stata traslata con una fedeltà solo superficiale. Ai lettori del romanzo è illustrato un mondo dove gli animali sono quasi del tutto estinti, i pochi esemplari rimanenti sono costosissimi ed esibiti come simboli di status sociale: a volte sono sostituiti da imitazioni, da animali artificiali (le “pecore elettriche”). Nel film tutto il rapporto tra uomini ed animali, reali o artificiali, viene sorvolato con solo brevi accenni (la presenza del gufo e del serpente artificiali).

Voight KampffIl sottile fascio di luce bianca rimaneva fisso nell’occhio sinistro di Rachael Rosen, mentre la piastra con il fascio di fili le aderiva alla guancia per mezzo di una ventosa. La ragazza pareva calma.
Seduto in modo da poter vedere le misurazioni sui due quadranti dell’apparato per il test di Voigt-Kampff, Rick Deckard disse: «Le descriverò un certo numero di situazioni. Lei dovrà reagire nel modo più veloce possibile. Naturalmente prenderò il tempo di reazione».
«E naturalmente», disse Rachael con tono distaccato, «le mie risposte verbali non contano nulla. Utilizzerà come indici soltanto le reazioni dei muscoli oculari e dei capillari. Ma risponderò lo stesso; voglio sottopormi a…» S’interruppe. «Proceda pure, signor Deckard.»
Rick, scelta la domanda numero tre, disse: «Per il suo compleanno le regalano un portafogli di cuoio». Entrambi i quadranti registrarono una risposta che superava il settore verde e arrivava al rosso; gli aghi sventagliarono con violenza e poi si fermarono.
«Non l’accetterei», disse Rachael. «E poi denuncerei alla polizia la persona che me l’ha dato.»
Dopo aver buttato giù un appunto Rick continuò, passando all’ottava domanda del questionario di Voigt-Kampff. «Suo figlio le mostra una collezione di farfalle, e anche il barattolo che usa per ucciderle.»
«Lo porterei dal dottore.» La voce di Rachael era bassa ma ferma. Di nuovo le due lancette registrarono una risposta, ma stavolta non andarono altrettanto lontano. Annotò anche questo.
«Sta guardando la TV», continuò, «e all’improvviso s’accorge che una vespa le si è posata sul polso.»
«L’ammazzerei subito», rispose pronta Rachael. Le lancette, stavolta, non registrarono quasi nulla: solo un debole tremore di un attimo. Lui l’annotò e scelse con molta attenzione la domanda successiva.
«Su una rivista trova un fotocolor a piena pagina di una ragazza nuda.» Fece una pausa.
«È un esame per scoprire se sono un androide», chiese Rachael, acida, «o se sono omosessuale?» Le lancette non si mossero.
Rick continuò: «A suo marito la fotografia piace». Le lancette ancora non indicavano alcuna reazione. «La ragazza», aggiunse, «è sdraiata a pancia in sotto su una grande, bellissima pelle d’orso.» Le lancette rimasero inerti, e Rick si disse: «Tipica reazione da androide. Non coglie l’elemento più importante, la pelliccia dell’animale morto. La mente della ragazza – o della cosa – si concentra su altri fattori». «Suo marito appende la fotografia a un muro dello studio», concluse, e stavolta gli aghi si mossero.
«Di sicuro non glielo lascerei fare», disse Rachael.
«Okay», disse lui, annuendo. «Vediamo quest’altra. Sta leggendo un romanzo scritto ai vecchi tempi, prima della guerra. I personaggi sono al Fisherman’s Wharf di San Francisco. Hanno fame e così entrano in un ristorante famoso per il pesce. Uno di loro ordina un’aragosta, e lo chef tuffa il crostaceo in una pentola d’acqua bollente sotto gli occhi di tutti.»
«Oddio!», esclamò Rachael. «Che orrore! Facevano davvero così? Che perversi! Ma davvero, un’aragosta viva?» Le lancette, però, non reagirono. Dal punto di vista formale, una risposta esatta. Ma simulata.

e poco più avanti

«L’ultima domanda», annunciò, «è in due parti. Sta guardando un vecchio film alla televisione, un film di prima della guerra. Siamo nel pieno di un banchetto e gli ospiti degustano delle ostriche crude.»
«Che schifo!», esclamò Rachael; gli aghi scattarono veloci.
«Il piatto principale», continuò Rick, «era cane bollito con ripieno di riso.» Gli aghi si mossero di meno stavolta, meno di quanto s’erano mossi per le ostriche crude. «Per lei le ostriche crude sono più accettabili di un piatto di cane bollito? Evidentemente no.» Ripose la matita, spense il fascio di luce, le tolse la ventosa dalla guancia. «È un androide», disse.

(Tratto da Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick.)

 

terminatorTerminator e Cylons

Il tema del replicante diverrà sfruttatissimo, con coniugazioni anche molto recenti e qualitativamente interessanti, penso, per esempio, alla “Wind-Up Girl” – “la Ragazza Meccanica” di Paolo Bacigalupi, riscrittura geneticamente modificata delle replicanti di “Blade Runner” o alla serie svedese Real Humans (Äkta människor).

Di derivazione dickiana, evidentemente, si può parlare anche per gli androidi della serie “Terminator“: l’intelligenza artificiale “di rete” ribelle, Skynet, li crea per tornare indietro nel tempo e modificare il futuro impedendo la nascita dell’eroe della resistenza umana, o uccidendolo da giovane.

“Nella quadrilogia i Terminator sono androidi perfettamente mimetici (erroneamente chiamati talvolta cyborg) provenienti dal futuro per uccidere (o proteggere) chi sarebbe divenuto nel futuro, o avrebbe procreato nel presente, il capo della resistenza contro l’impero delle macchine, Skynet.” (5)

Strano, a questo punto, come l’apparenza umana di Terminator viene giustificata con l’impossibilità tecnica di trasportare oggetti “non vivi” nel passato. Il viaggio del tempo come espediente narrativo per circondare una macchina con un corpo umano: con maggiore coerenza sarebbe stato possibile invocare la necessità di un mimetismo di offesa.

cylonsLa macchina indistinguibile dall’umano è alla base della riscrittura del 2004 di Battlestar Galactica, che passa dalla flamboyant Space Opera della serie originale così tipicamente anni ’80 a una cupa ambientazione tecno-bellica dove il tema del rapporto tra umani ed androidi è angosciosamente complicatissimo.
Per quello che riguarda l’aspetto mimetico i cylon in forma umana – un numero ridotto di “modelli”, come in Dick – sono virtualmente indistinguibili dagli uomini. Sono fatti come loro di cervello, organi, carne e condividono lo stesso DNA. La prova suprema della cylonità, disvelando la mimetizzazione, è scoprire l’esistenza di un doppio identico.

 

I robot intrinsecamente buoni e “moderatamente ribelli” di Isaac Asimov

Quando un robot non è sufficientemente antropomorfo, quando la sua meccanicità è esplicita può ancora mimetizzarsi per scomparire, tra i suoi simili!  Isaac Asimov, che ha praticamente inventato la parola “robotica”, ce ne dà un esempio in “Little Lost Robot” (1947). Questo è uno dei tipici racconti dove Asimov gioca logicamente con le sue tre leggi della robotica per creare un puzzle mentale che l’investigatore (in questo caso la Robopsicologa Susan Calvin) deve risolvere.

“Questa è una strana storia da raccontare, signore, e signora. Voglio ringraziarvi per essere arrivati nonostante il breve preavviso e senza che vi sia stata data una spiegazione. Proveremo a farlo adesso. Abbiamo perso un robot. Il lavoro è stato sospeso e così rimarrà finché non lo ritroveremo. Fino ad ora abbiamo fallito e pensiamo di avere bisogno dell’aiuto degli esperti.” (6)

caves-of-steelUn robot superintelligente e con le tre leggi della robotica “modificate” prende sul serio l’epiteto “Get Lost!” (“Sparisci!” ma più offensivo e letteralmente “Perditi!”) che un ricercatore gli indirizza e si “mimetizza” questa volta perfettamente tra altri sessanta robot identici esteriormente ma dotati della normale programmazione e del blocco mentale delle tre leggi nella formulazione completa.

È interessante notare come qualche elemento di questo racconto si trovi nel film (decisamente molto poco asimoviano) “I, Robot“, che scade in una, banalissima, rivolta dei robot che il buon dottore non ha mai raccontato.

Insomma, i robot asimoviani sono robot “moderatamente ribelli”, in modo simile e diverso da Pinocchio, ugualmente spinti dalla necessità di essere rispettati, considerati alla pari. Servi sunt, Immo homines. Forse Asimov non ha un debito diretto col Pinocchio collodiano: eppure, il suo Bicentenary Man (1976), racconto cruciale scritto per celebrare il bicentenario americano, narra in toni patetici di un robot che fa tutto il possibile per divenire un “uomo vero”. (7)

Anche Isaac Asimov ha creato robot “indistinguibili” dagli umani: è il caso di R. Daneel Olivaw, protagonista per millenni delle epiche asimoviane. Nella sua prima apparizione in “Abissi d’acciaio” (bel titolo italiano di “The Caves of Steel”) buona parte della trama è occupata dai tentativi del detective Elijah Baley di confutare o la “roboticità” di R. Daneel o la sua conformità alle tre leggi della robotica. Chiaramente è questa la strada di Asimov per distinguere uomini dai robot “intrinsecamente” buoni: se violi le tre leggi (e sei di conseguenza cattivo) sei umano. Il corollario è che l’umano etico e il robot avanzato sono indistinguibili.

 

FINE

Articoli precedenti

 

Link e note

  1. Modello Due – Second Variety – Philip K. Dick – on line (inglese) http://www.gutenberg.org/ebooks/32032 – traduzione mia
  2. (P.K.Dick, “Uomo, androide e macchina”, in Se vi pare che questo mondo sia brutto, Feltrinelli-InterZone, 1997; e.o. 1976) da http://artobjects.wordpress.com/2013/02/04/p-k-dick-uomo-androide-e-macchina/
  3. David F. Dufty  –The Android Head of Philip K. Dick
  4. “I replicanti di Scott sono quindi angeli caduti degni di pietà, persino commoventi nel loro desiderio di ottenere più vita; un motivo, questo, incompatibile col clima del romanzo. Gli spietati androidi di Dick sono mossi da un desiderio feroce di venire a cancellare quel poco di sentimento ed “empatia” presente nel mondo umano, perché loro non lo possono provare.” http://www.guerrestellari.net/athenaeum/offtopic_bladerunner.html
  5.  BARBARA HENRY – Golem, cyborg, robot. Le ragioni di una distinzione nell’immaginario contemporaneo e in una inedita filosofia-politica dell’imminente futuro http://www.cosmopolis.globalist.it/Detail_News_Display?ID=60666
  6. Little Lost Robot / Il robot scomparso I. Asimov 1947 – traduzione mia
  7. http://hermetical.blogspot.it/2010/07/1940-asimov.html?view=classic

 

 

 

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