Popolo di Pekino

tramonto

Finalmente ieri sera siamo riusciti a provare in teatro, la pioggia lasciandoci per una splendida serata di cielo terso e luci nitide sul lago. L’antigenerale di Turandot non è andata male; per essere una ripresa la regia è stata sufficientemente variata e si tratta pur sempre di uno spettacolo flamboyant nei colori e i costuni e nella scena screziata traversata da coristi e comparse in quantità.
Ciò non toglie che Turandot sia un’opera che gradisco poco.
Il testamento di Puccini è anche, nella mia opinione, l’atto finale dell’opera all’italiana (e, mi accorgo che non è un’idea solo mia), ne colgo un intimo senso di ridicolo e di anacronismo.
Non aiutano gli interpreti che, tradizionalmente a Torre del Lago, sono costretti a ricercare potenza più che controllo.

"Nell’autunno del 1924, quando al completamento dell’opera mancava soltanto il finale dell’ultimo atto, ( l’aggravarsi delle condizioni di salute a causa di un tumore alla gola lo obbligò a sospendere il lavoro per sottoporsi a un intervento a Bruxelles, in seguito al quale però si spense per collasso il 24 novembre 1924" […]

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