L’alba dell’età dell’acquario

venerdì, 12. dicembre 2003, 14:22

acquario

"Bidone" è sempre più indaffarato e il suo ruolo sociale è come cresciuto negli ultimi giorni: i maggiorenti della piazzetta gli rivolgono deferenti saluti conferendogli ulteriore strakh (onore).
"Bidone" -lo chiamo così- il nome passandogli dalla funzione, mi pare. Percorre gli anni felici della vita di un uomo quando l’età diviene davvero indefinita, atteso che, come lui, si sia magrotti e si portino baffetti curati ancora totalmente neri. Lui è così sovranamente anticonformista da indossare abiti che sembrano adatti a caricature di partigiani francesi della seconda guerra mondiale, abiti che completa con inimmaginabili baschi color topomorto o verdemarcio.
Ma quello che mi colpisce è il suo lavoro: consiste nel muoversi avanti e indrè per il quartiere salutando tutti a tutte le ore per buona parte della giornata nell’attesa che, chiusosi il pomeriggio, la sera calmi il traffico metropolitano e gli consenta di caricare il suo minivan/monovolume con una buona mezza dozzina di taniche da venti litri. Si reca, immagino con la solita invidiabile calma, all’acquedotto mediceo a riempire i bidoni di acqua che arriva da Lucca e che dicono molto buona da bere.
Torna e scarica con calma i suoi bidoni.
Ogni tanto citofona alle mie vicine, fà: "Ti serve acqua ?".
La crisi delle acque minerali gli fa bene, il suo servizio è un business in crescita.
L’ultima volta in giro gli scopro, permanente, un sardonico mezzo sorriso…

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