Il Ladro di Cappuccini

artedì, 4. novembre 2003, 17:55

 

Al centro commerciale, isola aperta nel weekend, mi provo a colazionare con caffè macchiato e muffin.
Cominciamo male, penso, quando la solerte barista mi rimanda alla cassa per scontrino e muffin – intanto Le preparo il caffè – mi fa. Mi piego alla sua richiesta. E’ sempre lei che ricompare alla cassa, la collega ancora latita, io pago e mi conferma – "il suo caffè è pronto sul banco".
Al banco, sovrappensiero sfogliando il giornale vedo il mio caffè appena appena alla mia destra; quasi non noto la signorotta quarantacinquenne che sbafa un cornettone di fronte al macchiato.
Allungo la mano e lo prendo.
I commentini raggiungono il mio ipotalamo con troppa lentezza, ma gli sguardi, omicidi, mi trafiggono: non posso fare a meno di notarli.
"Nemmeno a chiedere, ma guardunpo’, che maleducazione" col tono di dire :"Eccolo, il genocida! No, peggio, il rapitore di caffè macchiati…" -.
Presto le due donne colpite dal più nefasto dei crimini solidarizzano come due scampate (seppur gravissimamente ferite) ad una atomica: io a scusarmi ci provo lo stesso, adducendo le mie ragioni (era il mio caffè! ##### [explicit]) – la pietà mista allo schifo deforma i loro volti manco parlassero con la feccia più imfame.
Io il caffè me lo sono bevuto lo stesso. E il muffin non era poi male.

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