Come avvenne che diventai un OBI, per una notte.

 

OBI, osservazione breve e intensa, è quando ti ricoverano dal Pronto Soccorso,
e così mi è accaduto (come doveva accadere – Bokonon) che mentre andavo a fare la spesa
il pomeriggio di giovedì mi ritrovassi senza più il mio fidato senso dell’equilibrio, a barcollare con le vertigini e presto, a vomitare.

Al pronto soccorso dell’Ospedale di Pontedera ti accolgono garbate infermiere e giovani dottoresse, molto
convincenti nel mandarti imbarellato a fare una visita dall’otorino, o una urgente TAC. Poi, osservazione in medicina e ricovero, fino alla visita il giorno dopo da parte del primario neurologo che, con molta, giustificata credo, sicurezza afferma capitale "la mia valutazione è negativa" ovvero, fò io, è positiva, anche la TAC conferma, niente di niente.

Nei libri di Stephen King, quando qualcuno sbarcolla e sente odore di aranci marci in un centro commerciale, al minimo si ritrova un tumore al cervello e la capacità di vedere i morti come nel "Sesto Senso": io nisba, grazie a Dio, e solo una fugace visita al Medicina 1, per una notte anche abbastanza calma (salvo il malato -di mente anche presumo – della stanza accanto che, con voce femminile strilla tutta la notte "vieni… vieeeeeeni… vieniiiiiiii…" poi attacca ancora, molto lamentandsosi come per un dolore insopportabile "puttanaaaa… puttanaaa… lucianaaaaaa…").

Al mattino mi fanno uscire per "quasi totale scomparsa dei sintomi" e concludo la mia avventura da OBI, ancora un po’ scioccato e con la pressione sul bassino.

Ma mi sento bene, la moglie del mio compagno di stanza, entra alle otto in camera e dice: "Sa, quello della stanza di sopra non ce l’ha fatta". Non lo conosco ma sento, in distanza medici e paramedici che discutono fissando l’orario del decesso.

Lascia un commento